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Ashwagandha: a cosa serve, benefici, effetti collaterali e quando assumerla
10 apr 2026

Ashwagandha: a cosa serve, benefici, effetti collaterali e quando assumerla

L'ashwagandha, nome comune della Withania somnifera, è una pianta profondamente legata alla tradizione ayurvedica e oggi presente in numerosi integratori destinati soprattutto al rilassamento, al benessere mentale e al supporto nei periodi di stanchezza fisica e mentale. Negli ultimi anni l'interesse nei confronti di questa pianta è cresciuto considerevolmente anche in ambito scientifico, con studi dedicati in particolare alla risposta allo stress, alla qualità del sonno e ad alcuni parametri correlati al benessere psicofisico.

Parlare correttamente di ashwagandha significa però andare oltre l'idea generica di una semplice “pianta contro lo stress”. Estratto utilizzato, parte della pianta, concentrazione in withanolidi, quantità giornaliera e formulazione possono cambiare sensibilmente da un prodotto all'altro. Una capsula contenente semplice polvere di radice, per esempio, non è direttamente confrontabile con una compressa formulata attraverso un estratto standardizzato.

Lo stesso principio vale per denominazioni molto conosciute come KSM-66: non identificano una specie diversa di ashwagandha, ma una particolare materia prima standardizzata. Per valutare correttamente un integratore è quindi necessario considerare l'intera composizione e non soltanto il numero di milligrammi riportato in evidenza sulla confezione.

Ashwagandha: cos'è la Withania somnifera

La Withania somnifera (L.) Dunal è un arbusto appartenente alla famiglia delle Solanaceae, tradizionalmente utilizzato nel subcontinente indiano e in altre aree dell'Asia e dell'Africa. Nell'impiego moderno la parte maggiormente utilizzata è la radice, sebbene esistano preparazioni ottenute anche mediante combinazioni di radice e foglie.

Questa distinzione è importante perché le diverse parti vegetali non presentano necessariamente la stessa composizione fitochimica. Tra le sostanze caratteristiche maggiormente studiate figurano i withanolidi, una famiglia di lattoni steroidei naturalmente presenti nella pianta. Negli estratti standardizzati la quantità di withanolidi viene spesso dichiarata in percentuale, permettendo una valutazione più precisa rispetto alla sola quantità complessiva dell'estratto.

L'ashwagandha viene comunemente descritta anche come pianta adattogena. Il termine adattogeno viene tradizionalmente utilizzato per indicare sostanze vegetali associate alla capacità dell'organismo di adattarsi alle condizioni di stress. Non rappresenta però una definizione terapeutica e non significa che la Withania somnifera possa essere considerata una cura universale per ansia, insonnia, stanchezza o altre condizioni cliniche.

A cosa serve l'ashwagandha?

L'interesse nei confronti dell'ashwagandha riguarda principalmente il suo utilizzo come tonico-adattogeno e come supporto durante periodi caratterizzati da maggiore affaticamento o tensione. In Italia, alla radice di Withania somnifera vengono tradizionalmente associate funzioni relative alla stanchezza fisica e mentale, al rilassamento e al benessere mentale.

Parallelamente, la ricerca clinica ha analizzato differenti estratti di ashwagandha in relazione a numerosi parametri. Le aree maggiormente studiate comprendono:

  • stress percepito e capacità di adattamento ai periodi impegnativi;
  • rilassamento e benessere psicologico;
  • qualità del sonno e alcuni parametri collegati al riposo;
  • stanchezza fisica e mentale;
  • risposta fisiologica allo stress e livelli di cortisolo;
  • alcuni parametri relativi alla performance fisica;
  • determinati parametri ormonali e metabolici ancora oggetto di ricerca.

Per una panoramica delle formulazioni dedicate al riposo e ai periodi di tensione può essere utile consultare anche la sezione Openfarma dedicata agli integratori per sonno, stress e rilassamento, nella quale sono presenti prodotti caratterizzati da composizioni molto differenti, con estratti vegetali, minerali, vitamine e altri ingredienti funzionali.

È comunque fondamentale distinguere una funzione fisiologica da una finalità terapeutica. L'ashwagandha non è un farmaco contro ansia, depressione o insonnia e non sostituisce diagnosi, trattamenti prescritti o una valutazione sanitaria quando i disturbi diventano persistenti o particolarmente intensi.

Benefici dell'ashwagandha: cosa è stato studiato

I possibili benefici dell'ashwagandha maggiormente approfonditi riguardano stress e sonno. Le evidenze disponibili sono interessanti, ma devono essere interpretate considerando che gli studi utilizzano formulazioni differenti per composizione, concentrazione, quantità e durata dell'assunzione.

Ashwagandha e stress

Lo stress percepito rappresenta uno degli ambiti nei quali la Withania somnifera è stata maggiormente studiata. Diverse sperimentazioni cliniche e revisioni della letteratura hanno osservato risultati favorevoli utilizzando specifici estratti standardizzati. Alcuni studi hanno inoltre analizzato parametri fisiologici associati alla risposta allo stress, compreso il cortisolo.

Il dato più importante riguarda però la specificità delle preparazioni: un risultato ottenuto con un determinato estratto non può essere automaticamente attribuito a qualunque prodotto riporti semplicemente la parola “ashwagandha” sull'etichetta. La materia prima utilizzata e la standardizzazione costituiscono parte essenziale della formulazione.

Ashwagandha e ansia

Alcuni studi hanno registrato variazioni favorevoli anche nei punteggi utilizzati per valutare tensione e sintomi ansiosi. Le popolazioni studiate, tuttavia, risultano eterogenee e non permettono di considerare l'ashwagandha una terapia autonoma dei disturbi d'ansia.

Ansia persistente, attacchi di panico, alterazioni importanti dell'umore o sintomi che compromettono le normali attività quotidiane richiedono una valutazione professionale. L'origine vegetale di un integratore non modifica la necessità di individuare correttamente la causa di un disturbo.

Ashwagandha e sonno: può aiutare a dormire?

Il rapporto tra ashwagandha e qualità del sonno è stato valutato in diversi studi clinici. Le ricerche disponibili hanno rilevato in alcuni casi miglioramenti di parametri come qualità percepita del riposo, tempo necessario per addormentarsi, durata complessiva del sonno ed efficienza del riposo.

Gli effetti medi osservati non trasformano però l'ashwagandha in un sonnifero. La qualità del sonno dipende da numerosi fattori, compresi ritmo circadiano, stress, abitudini serali, condizioni mediche, farmaci, consumo di caffeina e qualità generale dello stile di vita. Insonnia prolungata, frequenti risvegli o marcata sonnolenza diurna richiedono l'identificazione della causa anziché il semplice ricorso continuativo a un integratore.

Sono inoltre disponibili formulazioni che associano ashwagandha ad altri componenti destinati al riposo. Un esempio è ZzzQuil Sonno+ Anti-Stress con melatonina e ashwagandha, una formulazione combinata che evidenzia quanto sia importante valutare l'insieme degli ingredienti e non attribuire automaticamente tutti gli effetti a un'unica sostanza.

Quando assumere l'ashwagandha: mattina o sera?

Non esiste un orario universalmente migliore per assumere l'ashwagandha. La scelta dipende in primo luogo dalle indicazioni riportate sulla specifica formulazione e dalla presenza di eventuali altri ingredienti.

Alcuni integratori prevedono espressamente un'assunzione mattutina. Arkocps Ashwagandha Bio 60 capsule, per esempio, riporta nella propria modalità d'uso un'assunzione durante la colazione. Altre formulazioni indicano semplicemente una dose giornaliera senza vincolarla in maniera rigida a uno specifico momento della giornata.

  • L'assunzione al mattino può adattarsi alle formulazioni destinate alla normale routine quotidiana.
  • L'assunzione alla sera può essere prevista da prodotti inseriti in formulazioni orientate al rilassamento.
  • Quando sono presenti melatonina, valeriana, passiflora o altri componenti, l'orario deve tenere conto dell'intera composizione.
  • Le istruzioni riportate sulla confezione mantengono la priorità rispetto alle indicazioni generiche.

Modificare arbitrariamente quantità o frequenza di assunzione non rappresenta un modo corretto per aumentare l'efficacia del prodotto.

Ashwagandha prima o dopo i pasti?

Anche nel rapporto tra ashwagandha e pasti non esiste una regola identica per ogni integratore. Alcune formulazioni prevedono l'assunzione durante un pasto, altre non stabiliscono un rapporto preciso con l'alimentazione.

La presenza di una certa sensibilità gastrica può rendere più tollerabile l'assunzione insieme al cibo in alcuni casi, ma deve sempre essere rispettata la modalità d'impiego prevista dal produttore. Se una formulazione indica espressamente “durante la colazione”, “ai pasti” oppure una diversa modalità, l'indicazione specifica prevale sulle generalizzazioni.

Per quanto tempo si può assumere l'ashwagandha?

La durata dell'assunzione merita particolare attenzione. Gran parte delle informazioni disponibili deriva da studi di durata relativamente breve, generalmente nell'ordine di alcune settimane o pochi mesi. Le conoscenze sulla sicurezza di un utilizzo continuativo per periodi molto lunghi sono decisamente più limitate.

Per questo motivo l'ashwagandha non dovrebbe essere trasformata automaticamente in un prodotto da assumere senza interruzione per mesi o anni. In presenza di terapie farmacologiche, disturbi tiroidei, malattie croniche, problemi epatici o necessità di utilizzo prolungato, una valutazione con medico o farmacista permette di considerare con maggiore precisione appropriatezza, possibili interazioni e durata.

Ashwagandha KSM-66: cosa significa realmente

KSM-66 è una denominazione che ricorre frequentemente nelle formulazioni a base di ashwagandha. Non rappresenta una specie botanica differente e non significa semplicemente “ashwagandha più forte”. Si tratta di uno specifico estratto di radice di Withania somnifera caratterizzato da una determinata standardizzazione.

Un esempio è Yamamoto Research Ashwagandha KSM-66 60 compresse, che secondo la relativa composizione apporta 600 mg di estratto secco di radice nella dose giornaliera, con una standardizzazione al 5% in withanolidi.

La sigla consente quindi di identificare con maggiore precisione la materia prima, ma non costituisce da sola una garanzia di superiorità assoluta. La valutazione deve comprendere dose giornaliera, percentuale di withanolidi, numero di compresse o capsule, eventuali ingredienti associati, modalità d'uso e avvertenze.

  • Withania somnifera: identifica la specie botanica.
  • KSM-66: identifica uno specifico estratto.
  • Withanolidi: indicano una famiglia di composti caratteristici della pianta.
  • Milligrammi: esprimono la quantità del materiale indicato, ma non descrivono da soli la concentrazione dell'estratto.

Ashwagandha in capsule, compresse, gummies o liquida: cosa cambia?

La Withania somnifera viene proposta attraverso numerosi formati. Capsule, compresse, gummies, polvere ed estratti liquidi differiscono soprattutto per composizione, praticità e precisione della quantità giornaliera. Il formato esterno, da solo, non permette di stabilire quale formulazione sia qualitativamente migliore.

Capsule e compresse

Capsule e compresse permettono generalmente di definire con precisione la quantità assunta. L'aspetto realmente importante riguarda la natura dell'ingrediente: polvere vegetale ed estratto secco concentrato non sono equivalenti.

Tra le formulazioni disponibili rientra anche Withania Somnifera Ashwagandha 60 capsule ACN, utile come esempio di formato tradizionale in capsule da confrontare leggendo integralmente composizione e modalità d'impiego.

Ashwagandha gummies

Le formulazioni in gommose modificano soprattutto la modalità di assunzione. Arkogummies Ashwagandha 60 gomme rappresenta un esempio di questo formato. Nel confronto con capsule e compresse assumono particolare importanza la quantità giornaliera di estratto, gli ingredienti aggiuntivi, la presenza di zuccheri o edulcoranti e l'eventuale standardizzazione.

Ashwagandha liquida

Il formato liquido costituisce un'ulteriore alternativa. Dr Giorgini Ashwagandha Estratto Integrale Liquido 200 ml permette di osservare come la stessa pianta possa essere proposta attraverso preparazioni molto differenti rispetto alle classiche capsule o compresse.

Ashwagandha in polvere ed estratto: perché non sono la stessa cosa

Una delle distinzioni più importanti riguarda polvere ed estratto concentrato. La polvere deriva dalla macinazione del materiale vegetale, mentre un estratto viene ottenuto mediante un processo che permette di concentrare determinate componenti della pianta.

Due confezioni entrambe caratterizzate dalla dicitura “500 mg di ashwagandha” possono quindi avere caratteristiche completamente diverse. Per un confronto corretto è necessario verificare:

  • parte della pianta impiegata;
  • presenza di semplice polvere oppure estratto;
  • eventuale rapporto di estrazione;
  • percentuale di withanolidi;
  • quantità realmente apportata dalla dose giornaliera;
  • eventuali altri ingredienti presenti nella formulazione.

Come riconoscere un integratore di ashwagandha ben caratterizzato

Non esiste una ashwagandha migliore in assoluto. Un confronto razionale richiede soprattutto un'etichetta completa e sufficientemente trasparente. Prezzo, notorietà del marchio e numero di milligrammi stampato sul fronte della confezione non rappresentano criteri sufficienti presi singolarmente.

Tra le diverse formulazioni presenti sul mercato, Ashwagandha KOS 5% Withanolidi 60 compresse costituisce un ulteriore esempio di prodotto nel quale la percentuale dichiarata dei componenti caratteristici consente una lettura più precisa rispetto a una generica indicazione della sola quantità di pianta.

Gli elementi maggiormente informativi comprendono:

  • nome botanico completo della pianta;
  • parte vegetale impiegata;
  • tipologia di estratto;
  • standardizzazione in withanolidi, quando dichiarata;
  • quantità giornaliera effettiva;
  • ingredienti associati;
  • numero di somministrazioni previste;
  • avvertenze e controindicazioni;
  • indicazioni relative a età e modalità d'uso.

Formulazioni con ashwagandha e altri ingredienti

L'ashwagandha viene utilizzata sia come ingrediente principale sia all'interno di formulazioni più articolate. Questo elemento è particolarmente importante perché l'effetto complessivo di un integratore non dipende necessariamente dalla sola Withania somnifera.

Un esempio è Cortisolin 30 capsule, formulazione nella quale l'ashwagandha viene associata ad altri componenti. In prodotti di questo tipo è necessario considerare ogni sostanza presente, soprattutto quando vengono contemporaneamente utilizzati medicinali o altri integratori.

Esistono inoltre preparazioni ispirate maggiormente alla tradizione fitoterapica e ayurvedica. Map Italia Relaxmap 60 compresse comprende, oltre alla Withania somnifera, altre piante tradizionalmente impiegate nelle formulazioni dedicate al rilassamento e al benessere mentale.

Effetti collaterali dell'ashwagandha

L'origine vegetale non significa automaticamente assenza di effetti indesiderati. Gli effetti collaterali dell'ashwagandha osservati più frequentemente sono generalmente di intensità lieve e interessano soprattutto l'apparato gastrointestinale.

  • nausea;
  • fastidio o dolore gastrico;
  • diarrea o feci più liquide;
  • vomito in alcuni casi;
  • sonnolenza.

La probabilità e l'intensità degli effetti indesiderati possono variare in funzione della quantità assunta, della concentrazione dell'estratto, degli ingredienti presenti nella formulazione e della sensibilità individuale.

Ashwagandha e fegato: quali precauzioni considerare

Negli ultimi anni sono stati descritti rari casi di danno epatico temporalmente associati all'utilizzo di prodotti contenenti Withania somnifera. L'evento rimane poco frequente, ma è sufficientemente documentato da rendere improprio presentare l'ashwagandha come ingrediente completamente privo di rischi.

La comparsa durante l'assunzione di colorazione giallastra della pelle o degli occhi, urine molto scure, prurito diffuso, marcata stanchezza o dolore significativo nella parte superiore dell'addome richiede la sospensione del prodotto e una valutazione sanitaria.

In presenza di una patologia epatica conosciuta o di alterazioni degli esami di funzionalità del fegato, l'utilizzo dovrebbe essere valutato preventivamente con un professionista sanitario.

Ashwagandha e tiroide

La Withania somnifera può influenzare alcuni parametri della funzione tiroidea e viene quindi trattata con particolare cautela in presenza di disturbi della tiroide o terapia sostitutiva con ormoni tiroidei.

Le ricerche disponibili hanno osservato in alcune popolazioni variazioni di determinati parametri ormonali, ma i risultati non permettono di utilizzare l'ashwagandha come strumento per “regolare” autonomamente la tiroide.

Ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroiditi e terapia con levotiroxina rappresentano situazioni nelle quali l'introduzione di un integratore contenente ashwagandha dovrebbe essere discussa preventivamente con medico o farmacista.

Ashwagandha e farmaci: possibili interazioni

La Withania somnifera può essere rilevante anche quando vengono assunte terapie farmacologiche. Le possibili interazioni riportate o considerate clinicamente importanti riguardano soprattutto medicinali utilizzati per:

  • diabete e controllo della glicemia;
  • pressione arteriosa;
  • sedazione e sonno;
  • controllo delle convulsioni;
  • modulazione del sistema immunitario;
  • funzione tiroidea.

La presenza di una terapia continuativa rende quindi poco appropriato aggiungere autonomamente un integratore senza una verifica preliminare. Anche sostanze di origine vegetale possono determinare effetti biologici e modificare, direttamente o indirettamente, la risposta ad alcuni medicinali.

Quando non assumere l'ashwagandha

Esistono condizioni nelle quali l'assunzione di ashwagandha richiede particolare prudenza o dovrebbe essere evitata sulla base delle indicazioni sanitarie disponibili.

  • gravidanza;
  • allattamento;
  • disturbi della tiroide;
  • malattie autoimmuni;
  • patologie epatiche;
  • intervento chirurgico programmato;
  • terapie farmacologiche continuative;
  • particolari condizioni endocrine o ormono-sensibili.

Le principali fonti istituzionali raccomandano in particolare di evitare l'ashwagandha durante la gravidanza. Per allattamento, condizioni autoimmuni, problemi tiroidei e terapie concomitanti è altrettanto importante una valutazione professionale.

Ashwagandha e testosterone

L'associazione tra ashwagandha e testosterone deriva da alcuni studi condotti su specifiche popolazioni maschili. In determinate ricerche sono state osservate variazioni di parametri ormonali, ma i risultati non possono essere estesi indistintamente a tutti gli uomini.

L'ashwagandha non rappresenta un trattamento per ipogonadismo, infertilità, disfunzione erettile o altre condizioni ormonali. La presenza di sintomi compatibili con una carenza androgenica richiede una valutazione clinica e, quando appropriato, esami specifici.

Ashwagandha e attività fisica

Alcuni studi hanno analizzato la Withania somnifera anche nel contesto dell'attività fisica, considerando parametri come forza, recupero e composizione corporea. I risultati sono interessanti ma non permettono di considerare l'ashwagandha un elemento indispensabile della nutrizione sportiva.

Alimentazione adeguata, allenamento, recupero e qualità del sonno restano gli elementi fondamentali. La presenza di un estratto vegetale può essere valutata soltanto come parte di una strategia più ampia e non come sostituto delle basi fisiologiche della performance.

Ashwagandha: cosa controllare prima di scegliere un prodotto

Una valutazione accurata dell'etichetta consente di distinguere formulazioni apparentemente simili ma in realtà molto diverse. Un prodotto dovrebbe permettere di identificare in maniera chiara origine botanica, quantità, standardizzazione e modalità d'uso.

  • Verificare la presenza della denominazione Withania somnifera.
  • Controllare se viene utilizzata radice, foglia oppure una combinazione.
  • Distinguere semplice polvere ed estratto concentrato.
  • Valutare la percentuale dichiarata di withanolidi.
  • Considerare la quantità relativa alla dose giornaliera effettiva e non soltanto quella della singola capsula.
  • Controllare gli altri ingredienti presenti.
  • Leggere attentamente avvertenze, fascia d'età e modalità d'impiego.
  • Evitare di considerare automaticamente migliore il prodotto con il numero di milligrammi più elevato.

Domande frequenti sull'ashwagandha

Che benefici ha l'ashwagandha?

Le ricerche disponibili si concentrano soprattutto su stress percepito, rilassamento e alcuni parametri relativi alla qualità del sonno. I risultati dipendono però dalla preparazione studiata e non sono automaticamente trasferibili a qualunque integratore contenente Withania somnifera.

Quando è meglio prendere l'ashwagandha?

Non esiste un momento universalmente migliore. Alcuni integratori prevedono l'assunzione al mattino, altri alla sera oppure semplicemente una volta al giorno. La modalità indicata sulla confezione costituisce il riferimento principale.

Quanto tempo impiega l'ashwagandha a fare effetto?

Gli studi clinici valutano generalmente i risultati dopo diverse settimane. Non esiste però un intervallo preciso valido per ogni estratto e per ogni situazione, perché composizione, quantità, condizioni iniziali e obiettivo dell'assunzione possono cambiare.

Si può prendere l'ashwagandha tutti i giorni?

Numerose formulazioni prevedono un'assunzione quotidiana, ma devono essere rispettate dose e durata previste. La sicurezza dell'utilizzo continuativo per periodi molto lunghi non è definita con la stessa solidità dei trattamenti a breve termine.

L'ashwagandha fa male al fegato?

Nella maggior parte degli studi di breve durata non vengono osservati problemi epatici importanti, ma sono stati documentati rari casi di danno epatico associati temporalmente all'assunzione di prodotti contenenti ashwagandha. Una patologia epatica preesistente richiede particolare cautela.

L'ashwagandha può alterare la tiroide?

Può influenzare alcuni parametri tiroidei e può interferire con terapie contenenti ormoni tiroidei. Disturbi della tiroide o terapia con levotiroxina rappresentano quindi situazioni nelle quali è indicato un confronto professionale prima dell'utilizzo.

Ashwagandha KSM-66 o ashwagandha normale?

KSM-66 identifica uno specifico estratto standardizzato, mentre la definizione “ashwagandha normale” può comprendere prodotti estremamente differenti. Un confronto sensato considera parte della pianta, tipo di estratto, percentuale di withanolidi, quantità giornaliera e composizione completa.

Meglio capsule, compresse o gummies?

Nessun formato è automaticamente superiore. Capsule e compresse permettono generalmente una quantificazione semplice della dose, mentre le gummies presentano caratteristiche differenti per composizione e praticità. Concentrazione e qualità dell'estratto rimangono più importanti del formato.

L'ashwagandha si può assumere in gravidanza?

Le principali fonti istituzionali di sicurezza raccomandano di evitare l'ashwagandha durante la gravidanza. Anche durante l'allattamento deve essere applicata particolare prudenza.

Ashwagandha: cosa ricordare

Ashwagandha e Withania somnifera identificano una pianta con una lunga tradizione di utilizzo e un crescente numero di studi clinici. Le aree maggiormente approfondite riguardano stress percepito, rilassamento e qualità del sonno, ma nessun risultato dovrebbe essere esteso automaticamente a tutte le formulazioni disponibili.

Parte della pianta, processo di estrazione, percentuale di withanolidi, quantità giornaliera e presenza di altri ingredienti determinano differenze sostanziali tra prodotti apparentemente simili. Sigle come KSM-66 rappresentano informazioni utili sulla materia prima, senza costituire da sole un criterio assoluto di superiorità.

La stessa attenzione deve essere riservata alla sicurezza. Disturbi gastrointestinali e sonnolenza rappresentano gli effetti indesiderati più comuni, mentre interazioni farmacologiche, possibili effetti sulla tiroide e rari casi di danno epatico rendono necessaria maggiore cautela in determinate condizioni.

Una scelta consapevole parte quindi da un'etichetta completa, una quantità giornaliera chiaramente dichiarata e dal rispetto delle modalità d'uso. In presenza di sintomi persistenti, patologie o terapie farmacologiche, l'integratore non sostituisce la ricerca della causa né il confronto con un professionista sanitario.

Riferimenti scientifici e istituzionali

Le informazioni relative a efficacia, sicurezza e precauzioni possono essere approfondite attraverso la documentazione del National Institutes of Health – Office of Dietary Supplements, del National Center for Complementary and Integrative Health, del database LiverTox, delle revisioni sistematiche e meta-analisi pubblicate nella letteratura scientifica internazionale e della documentazione del Ministero della Salute relativa alle sostanze e preparati vegetali utilizzabili negli integratori alimentari.

Avvertenza: le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di medico o farmacista. Gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata e uno stile di vita sano. In presenza di patologie, terapie farmacologiche, gravidanza, allattamento, disturbi tiroidei, malattie autoimmuni o problemi epatici è opportuno richiedere un parere professionale prima dell'utilizzo di prodotti contenenti ashwagandha.