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Esame delle urine e urinocoltura: differenze, preparazione, raccolta e risultati
06 mag 2026

Esame delle urine e urinocoltura: differenze, preparazione, raccolta e risultati


Che differenza c’è tra esame delle urine e urinocoltura?

La differenza principale è semplice: l’esame delle urine analizza la composizione dell’urina, mentre l’urinocoltura ricerca la presenza di microrganismi. Entrambi possono essere utili nello studio delle infezioni urinarie, ma non sono sovrapponibili.

L’esame delle urine valuta aspetti come colore, aspetto, peso specifico, pH, presenza di proteine, glucosio, sangue, chetoni, bilirubina, nitriti, leucociti e sedimento urinario. Può dare indicazioni su idratazione, infiammazione, possibili disturbi renali, alterazioni metaboliche o segni indiretti di infezione.

L’urinocoltura, invece, è un esame microbiologico. Il campione viene messo in coltura per verificare se crescono batteri o altri microrganismi. Se la crescita è significativa, il laboratorio può identificare il germe responsabile e, quando richiesto, eseguire l’antibiogramma.

In breve: l’esame delle urine può suggerire la presenza di un’infiammazione o di un’infezione; l’urinocoltura serve a confermare se ci sono batteri nelle urine e a identificare il microrganismo coinvolto.

Tabella pratica delle differenze

  • Esame delle urine: analisi chimico-fisica e microscopica del campione.
  • Urinocoltura: ricerca microbiologica di batteri o microrganismi nelle urine.
  • Esame urine completo: utile per valutare parametri generali, sedimento, leucociti, nitriti, sangue e proteine.
  • Urinocoltura con antibiogramma: utile quando serve individuare il microrganismo e la sensibilità agli antibiotici.
  • Tempi di risposta: l’esame urine è generalmente più rapido; l’urinocoltura richiede più tempo perché i microrganismi devono crescere in laboratorio.
  • Tipo di contenitore: per entrambi serve un contenitore idoneo; per l’urinocoltura è fondamentale che sia sterile e usato correttamente.

A cosa serve l’esame delle urine?

L’esame delle urine è una delle analisi più comuni perché offre molte informazioni sullo stato generale dell’organismo. È spesso richiesto durante controlli di routine, visite preventive, gravidanza, monitoraggio di patologie renali o metaboliche, oppure quando compaiono disturbi urinari.

Questo esame può evidenziare alterazioni che non sempre danno sintomi immediati. La presenza di proteine, sangue, glucosio o leucociti può orientare il medico verso ulteriori approfondimenti. Anche l’aspetto dell’urina, il peso specifico e il pH possono fornire indicazioni utili sul grado di idratazione, sulla funzionalità urinaria e su eventuali condizioni infiammatorie.

Cosa può valutare l’esame delle urine

  • Colore e trasparenza: urine torbide possono comparire in presenza di sali, muco, cellule o batteri.
  • Peso specifico: indica quanto l’urina è concentrata o diluita.
  • pH urinario: può variare in base ad alimentazione, idratazione e condizioni metaboliche.
  • Proteine: possono richiedere approfondimenti, soprattutto se persistenti.
  • Glucosio e chetoni: possono essere collegati ad alterazioni metaboliche.
  • Sangue nelle urine: può comparire in caso di infezioni, calcoli, irritazioni o altre condizioni da valutare.
  • Leucociti e nitriti: possono suggerire la presenza di un’infezione urinaria.
  • Sedimento urinario: osserva cellule, cristalli, cilindri, batteri o altri elementi al microscopio.

Quando l’esame urine segnala leucociti, nitriti o batteri, il medico può richiedere anche l’urinocoltura per capire se l’infezione è realmente presente e quale microrganismo la sostiene. Per un approfondimento sul significato dei globuli bianchi nelle urine, può essere utile consultare la guida leucociti nelle urine: significato, valori e quando preoccuparsi.

A cosa serve l’urinocoltura?

L’urinocoltura serve a verificare se nelle urine sono presenti batteri o microrganismi in quantità significativa. È l’esame più mirato quando si sospetta un’infezione delle vie urinarie, soprattutto se ci sono sintomi come bruciore, bisogno frequente di urinare, urgenza minzionale, dolore sovrapubico, urine maleodoranti, febbre o dolore lombare.

L’urina, in condizioni normali, dovrebbe essere priva di una crescita batterica significativa. Quando il laboratorio rileva un microrganismo in quantità rilevante, il risultato può indicare una possibile infezione. In questi casi, l’interpretazione non si basa mai soltanto su un numero: contano anche i sintomi, la modalità di raccolta, l’età, il sesso, la gravidanza, la presenza di catetere, eventuali terapie antibiotiche e la storia clinica.

Quando viene richiesta più spesso

  • Bruciore durante la minzione o dolore mentre si urina.
  • Stimolo frequente ad andare in bagno anche con poca urina.
  • Urgenza minzionale, cioè difficoltà a trattenere la pipì.
  • Urine torbide o maleodoranti, soprattutto se associate a fastidio.
  • Dolore al basso ventre o senso di peso sovrapubico.
  • Febbre o dolore ai reni, segnali da non sottovalutare.
  • Infezioni urinarie ricorrenti, quando gli episodi si ripetono nel tempo.
  • Gravidanza, quando il medico ritiene necessario controllare la presenza di batteri nelle urine.

In caso di sintomi tipici della cistite, può essere utile approfondire cause e manifestazioni leggendo anche cistite: cos’è, cause e rimedi, una guida dedicata alle infezioni delle vie urinarie basse.

Urinocoltura con antibiogramma: cosa significa?

L’urinocoltura con antibiogramma è un approfondimento molto importante quando il laboratorio rileva la crescita di un microrganismo. L’antibiogramma valuta la sensibilità del batterio a diversi antibiotici, aiutando il medico a scegliere il trattamento più adatto.

Questo passaggio è particolarmente utile nelle infezioni ricorrenti, nelle infezioni complicate, negli uomini, in gravidanza, nei soggetti fragili o quando una terapia precedente non ha risolto i sintomi. L’antibiogramma non serve a scegliere autonomamente un antibiotico, ma a fornire al medico dati più precisi per impostare la cura.

Attenzione: antibiotici e antimicrobici devono essere assunti soltanto secondo indicazione medica. Usarli senza necessità o interromperli in modo scorretto può favorire recidive e resistenze batteriche.

Come si fa l’esame della urinocoltura?

Per fare correttamente l’urinocoltura è necessario raccogliere un campione di urina in modo pulito e possibilmente sterile. Il campione più usato è quello del mitto intermedio, cioè la parte centrale della minzione: si scarta il primo getto, si raccoglie una quantità sufficiente nel contenitore sterile e si lascia terminare la minzione fuori dal contenitore.

Questa modalità riduce il rischio che il campione venga contaminato da batteri presenti sulla pelle o nella zona genitale. La contaminazione è una delle cause più comuni di risultati dubbi, soprattutto quando il contenitore viene toccato internamente, quando non viene effettuata un’adeguata igiene o quando il campione viene consegnato troppo tardi.

Raccolta corretta passo dopo passo

  • Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone prima di iniziare.
  • Effettuare l’igiene dei genitali esterni con acqua e sapone, evitando disinfettanti salvo diversa indicazione del laboratorio.
  • Asciugare bene la zona con una salvietta pulita.
  • Aprire il contenitore sterile senza toccare l’interno del barattolo o del tappo.
  • Scartare il primo getto di urina nel WC.
  • Raccogliere il mitto intermedio nel contenitore, senza riempirlo completamente.
  • Chiudere subito il tappo avvitandolo bene.
  • Consegnare il campione rapidamente al laboratorio, seguendo le indicazioni ricevute.

Per una raccolta sicura e pratica, può essere utile un contenitore con tappo a vite, sterile e monouso, come Alvita Prontotest contenitore sterile per urine, indicato per il trasporto di fluidi biologici destinati ad analisi di laboratorio.

Urinocoltura da mitto intermedio: cosa vuol dire?

L’urinocoltura da mitto intermedio è la modalità di raccolta più comune negli adulti e nei ragazzi collaboranti. Il termine “mitto” indica il getto urinario; “intermedio” significa che non si raccoglie né la prima parte né l’ultima, ma la parte centrale.

Il primo getto può trascinare microrganismi presenti nell’uretra o sulla pelle, aumentando il rischio di contaminazione. La parte centrale del getto è quindi più rappresentativa dell’urina contenuta in vescica e permette al laboratorio di lavorare su un campione più affidabile.

Indicazioni specifiche per donne e uomini

  • Nelle donne: è consigliabile divaricare le grandi labbra durante la detersione e la raccolta, per ridurre il contatto del campione con le zone esterne.
  • Negli uomini: è consigliabile retrarre il prepuzio, quando presente, e detergere accuratamente la zona del glande prima della raccolta.
  • Durante il ciclo mestruale: la raccolta può essere sconsigliata o rimandata, salvo indicazioni mediche specifiche.
  • Nei bambini piccoli: la raccolta può richiedere modalità diverse, come sacchetti pediatrici o procedure indicate dal pediatra o dal laboratorio.

Quante ore bisogna trattenere la pipì per urinocoltura?

Per l’urinocoltura si preferisce generalmente raccogliere le prime urine del mattino, perché sono rimaste più a lungo in vescica e possono rendere più evidente l’eventuale crescita batterica. Se non è possibile raccogliere il campione al mattino, molti laboratori indicano di attendere almeno 2-3 ore dall’ultima minzione.

Trattenere la pipì per un tempo ragionevole aiuta a ottenere un campione più significativo. Non è però necessario arrivare a un fastidio intenso o trattenere l’urina per molte ore in modo forzato. In presenza di urgenza, dolore o condizioni particolari, è sempre preferibile seguire le istruzioni del medico o del centro analisi.

Regola pratica: meglio raccogliere la prima urina del mattino. In alternativa, attendere alcune ore dall’ultima minzione, salvo diversa indicazione del laboratorio.

Quale contenitore devo usare per l’urinocoltura?

Per l’urinocoltura serve un contenitore sterile per urine, preferibilmente a bocca larga, con tappo a vite e confezione integra. Non vanno usati barattoli domestici, contenitori alimentari, bicchieri o recipienti lavati in casa, perché possono contenere residui o microrganismi capaci di alterare il risultato.

Esistono anche provette sterili per urine, spesso utilizzate dai laboratori per procedure automatizzate o per il trasporto più pratico del campione. In alcuni casi il laboratorio consegna contenitori specifici già predisposti, soprattutto quando è richiesto un esame combinato o una raccolta particolare.

Caratteristiche del contenitore corretto

  • Sterile: fondamentale per ridurre il rischio di contaminazione.
  • Monouso: deve essere utilizzato una sola volta.
  • Con tappo a vite: aiuta a prevenire perdite durante il trasporto.
  • A bocca larga: facilita la raccolta del mitto intermedio.
  • Integro e chiuso: non deve essere aperto prima del momento della raccolta.
  • Adatto ad analisi di laboratorio: deve essere un dispositivo pensato per campioni biologici.

Un esempio pratico è Corman contenitore urina sterile con tappo MediPresteril, dispositivo monouso destinato alla raccolta e al trasporto del campione biologico.

Che malattie si vedono con l’urinocoltura?

L’urinocoltura non “vede” tutte le malattie delle vie urinarie. Il suo scopo principale è rilevare la presenza di microrganismi responsabili di infezioni urinarie. Può quindi contribuire alla diagnosi di cistite batterica, infezioni ricorrenti, infezioni complicate e, in alcuni casi, infezioni che possono interessare le vie urinarie alte.

Il risultato va sempre interpretato insieme ai sintomi e agli altri esami. Una coltura positiva senza sintomi non ha sempre lo stesso significato di una coltura positiva con bruciore, febbre o dolore lombare. Inoltre, un campione contaminato può far crescere batteri non realmente responsabili di un’infezione.

Condizioni che possono richiedere urinocoltura

  • Cistite batterica: infezione della vescica, spesso associata a bruciore, urgenza e frequenza urinaria.
  • Infezioni urinarie ricorrenti: episodi ripetuti che richiedono un inquadramento più preciso.
  • Possibile pielonefrite: infezione più alta, da valutare rapidamente in presenza di febbre e dolore ai reni.
  • Batteriuria in gravidanza: presenza di batteri nelle urine da monitorare secondo indicazione medica.
  • Infezioni urinarie nell’uomo: spesso richiedono maggiore attenzione clinica.
  • Infezioni in presenza di catetere: situazione da interpretare con criteri specifici.

In presenza di urine maleodoranti, torbide o associate a bruciore, può essere utile approfondire anche il tema della pipì dall’odore forte attraverso la guida pipì che puzza: cause, significato e quando preoccuparsi.

Esame urine completo e urinocoltura insieme: quando servono entrambi?

Esame urine completo e urinocoltura vengono spesso prescritti insieme perché forniscono informazioni complementari. L’esame urine può evidenziare leucociti, nitriti, sangue o batteri al sedimento; l’urinocoltura può confermare la presenza di microrganismi e identificarli.

Questa combinazione è utile quando i sintomi sono chiari, quando le infezioni si ripetono, quando il quadro è dubbio o quando è necessario decidere una terapia più mirata. Nei casi più semplici il medico può scegliere un solo esame; nei casi più complessi può richiedere entrambi, eventualmente insieme ad altri accertamenti.

Situazioni in cui l’associazione è frequente

  • Bruciore urinario persistente non risolto spontaneamente.
  • Cistiti ricorrenti o ravvicinate nel tempo.
  • Febbre, brividi o dolore lombare, soprattutto se importanti.
  • Gravidanza, secondo il programma di controlli stabilito dal medico.
  • Riscontro di leucociti o nitriti nell’esame urine.
  • Sospetta resistenza antibiotica o mancata risposta a una terapia precedente.

Come conservare e consegnare il campione

Dopo la raccolta, il campione deve essere chiuso bene e consegnato al laboratorio nel più breve tempo possibile. Molti centri indicano la consegna entro circa due ore; se non è possibile, possono essere previste modalità di conservazione in frigorifero o l’uso di provette con conservante, ma è sempre necessario seguire le istruzioni del laboratorio.

Lasciare il campione per troppe ore a temperatura ambiente può favorire la moltiplicazione dei batteri e rendere il risultato meno attendibile. Anche un contenitore non ben chiuso o trasportato in modo improprio può causare problemi nella valutazione.

Errori da evitare

  • Usare contenitori non sterili o riciclati.
  • Toccare l’interno del tappo o del barattolo.
  • Raccogliere il primo getto invece del mitto intermedio.
  • Saltare l’igiene preliminare di mani e genitali.
  • Consegnare il campione troppo tardi senza corretta conservazione.
  • Raccogliere durante il ciclo mestruale senza indicazione medica.
  • Iniziare antibiotici prima dell’esame senza aver avvisato il medico.

Risultati dell’urinocoltura: cosa può indicare il referto

Il referto dell’urinocoltura può riportare assenza di crescita significativa, presenza di flora contaminante, crescita batterica significativa o identificazione di uno specifico microrganismo. In caso di positività, può essere indicata anche la carica batterica e, se previsto, l’antibiogramma.

Una urinocoltura negativa non sempre esclude ogni problema urinario: i sintomi possono dipendere da irritazioni, infiammazioni non batteriche, calcoli, disturbi ginecologici, prostatiti, terapie già iniziate o raccolta non ideale. Una urinocoltura positiva, invece, deve essere valutata in base al quadro clinico, perché la presenza di batteri non significa sempre infezione da trattare.

Il referto non va interpretato da solo: sintomi, esame urine, modalità di raccolta, età, sesso, gravidanza e terapie in corso sono elementi fondamentali per capire il significato del risultato.

Domande frequenti su esame urine e urinocoltura

Che differenza c’è tra esame urine e urinocoltura?

L’esame urine valuta composizione, aspetto e sedimento urinario. L’urinocoltura cerca batteri o microrganismi responsabili di infezioni. Il primo può segnalare alterazioni generali; la seconda conferma e identifica un’eventuale infezione batterica.

Come si fa l’esame della urinocoltura?

Si raccoglie il mitto intermedio in un contenitore sterile dopo aver lavato mani e genitali esterni. Il primo getto va scartato, la parte centrale va raccolta nel contenitore, poi il campione va chiuso e consegnato rapidamente al laboratorio.

Come si fa la raccolta delle urine per fare l’urinocoltura?

La raccolta deve avvenire con igiene accurata e senza toccare l’interno del contenitore. È preferibile usare le prime urine del mattino oppure attendere alcune ore dall’ultima minzione. La raccolta più comune è quella da mitto intermedio.

Quante ore bisogna trattenere la pipì per urinocoltura?

In genere è preferibile raccogliere la prima urina del mattino. Se non possibile, molti laboratori consigliano di attendere almeno 2-3 ore dall’ultima minzione, salvo diversa indicazione.

Quale contenitore devo usare per l’urinocoltura?

Serve un contenitore sterile per urine, monouso, con tappo a vite e confezione integra. Non devono essere usati barattoli domestici o contenitori non destinati ad analisi di laboratorio.

Che malattie si vedono con l’urinocoltura?

L’urinocoltura serve soprattutto a rilevare infezioni urinarie batteriche, come cistite, infezioni ricorrenti e possibili infezioni più alte delle vie urinarie. Non diagnostica da sola tutte le malattie renali o urinarie.

Si può fare urinocoltura durante la terapia antibiotica?

L’antibiotico può modificare il risultato dell’urinocoltura. È importante comunicare al medico o al laboratorio eventuali terapie in corso o appena concluse, così da valutare il momento più adatto per l’esame.

Urinocoltura e urinocultura sono la stessa cosa?

Il termine corretto è urinocoltura. La forma “urinocultura” è molto usata nel linguaggio comune, ma indica lo stesso esame microbiologico sulle urine.

Conclusione

Esame delle urine e urinocoltura sono analisi diverse ma complementari. L’esame urine completo offre una panoramica chimico-fisica e microscopica del campione; l’urinocoltura ricerca microrganismi e, quando associata all’antibiogramma, aiuta a individuare la terapia più mirata.

La qualità del risultato dipende molto dalla raccolta: contenitore sterile, igiene accurata, mitto intermedio e consegna rapida sono passaggi fondamentali. In presenza di bruciore, sangue nelle urine, febbre, dolore ai reni, sintomi ricorrenti o gravidanza, il confronto con il medico resta indispensabile per decidere quali esami eseguire e come interpretare il referto.

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  2. SoFarmaPiù contenitore urina sterile 120 ml: dispositivo indicato per la raccolta di campioni urinari destinati ad analisi di laboratorio, con tappo a vite e capacità adatta agli esami più comuni.
  3. Alvita Prontotest contenitore sterile per urine: contenitore sterile pensato per il trasporto sicuro di fluidi biologici, utile quando è necessario consegnare un campione urinario al laboratorio.
  4. Corman contenitore urina con tappo MediPresteril: contenitore sterile, atossico e monouso per raccolta e trasporto del campione biologico.
  5. Gammadis Gamma Test provetta sterile per urine 12 ml: provetta sterile pratica per campioni urinari, adatta quando il laboratorio richiede un formato più piccolo o un trasferimento in provetta.
  6. Contenitore per raccolta urina con provetta sterile monouso: soluzione utile quando serve raccogliere il campione e trasferirlo in provetta per analisi cliniche ed esame delle urine.
  7. MUNUS test infezioni vie urinarie: test urinario per la rilevazione qualitativa di parametri come sangue, proteine, nitriti e leucociti, spesso collegati ai disturbi delle vie urinarie.
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