Lacticaseibacillus paracasei DG: cos’è, caratteristiche del ceppo e cosa dicono gli studi
Lacticaseibacillus paracasei DG, conosciuto anche attraverso la denominazione tradizionale L. casei DG, è un ceppo probiotico specificamente identificato e studiato soprattutto in relazione al microbiota intestinale, all'equilibrio della flora batterica e ad alcuni meccanismi che regolano l'ambiente intestinale. La sua caratteristica più importante non è semplicemente l'appartenenza alla specie Lacticaseibacillus paracasei: ciò che distingue questo microrganismo è proprio l'identità del ceppo DG, elemento fondamentale quando vengono valutati i probiotici e le evidenze scientifiche disponibili.
Nei prodotti attualmente commercializzati della linea Enterolactis il microrganismo viene indicato come L. casei DG (Lacticaseibacillus paracasei DG I1572, DSM 34154). Nella letteratura scientifica pubblicata negli anni precedenti è possibile incontrare anche la denominazione Lactobacillus paracasei CNCM I-1572. Le differenti diciture possono creare confusione, soprattutto perché nel 2020 la classificazione tassonomica del vasto genere Lactobacillus è stata profondamente riorganizzata.
Per comprendere in quali prodotti viene utilizzato, come viene assunto e quale rapporto esiste tra questo ceppo, gonfiore, antibiotici e intestino irritabile, è disponibile anche l'approfondimento dedicato a Enterolactis Plus: a cosa serve, quando prenderlo, gonfiore, colon irritabile e controindicazioni . In questo articolo, invece, l'attenzione rimane sul microrganismo DG e sulle caratteristiche che emergono dalla ricerca scientifica.
Che cos'è Lacticaseibacillus paracasei DG?
Lacticaseibacillus paracasei DG è un ceppo probiotico appartenente alla specie Lacticaseibacillus paracasei. In microbiologia, parlare di specie e parlare di ceppo non significa però indicare esattamente la stessa cosa. All'interno della medesima specie possono infatti esistere numerosi ceppi, ciascuno caratterizzato da un proprio patrimonio genetico e da proprietà biologiche che non possono essere automaticamente trasferite agli altri microrganismi appartenenti alla stessa specie.
È uno dei principi più importanti nella valutazione scientifica dei probiotici: gli effetti osservati con un determinato ceppo non possono essere attribuiti indistintamente a tutti i Lactobacillus o a tutti i Lacticaseibacillus paracasei. Per questa ragione, negli studi clinici e nelle formulazioni maggiormente caratterizzate viene indicato non soltanto il genere e la specie del microrganismo, ma anche il codice o la denominazione che identifica precisamente il ceppo.
L. casei DG = Lacticaseibacillus paracasei DG I1572, DSM 34154.
Nella letteratura scientifica meno recente compare frequentemente la denominazione Lactobacillus paracasei CNCM I-1572.
Questo aspetto permette di comprendere perché confrontare due integratori basandosi esclusivamente sul numero di miliardi dichiarato in etichetta sia riduttivo. La concentrazione è importante, ma devono essere valutati anche identità del ceppo, vitalità, stabilità, quantità alla dose giornaliera e documentazione scientifica disponibile. Una panoramica più ampia su queste differenze è presente nell'approfondimento dedicato a probiotici e fermenti lattici: quali scegliere e quando utilizzarli .
Da Lactobacillus paracasei a Lacticaseibacillus paracasei: perché il nome è cambiato?
La presenza di nomi differenti negli articoli scientifici non significa necessariamente che si stia parlando di microrganismi completamente diversi. Per molti anni numerose specie batteriche sono state riunite all'interno del grande genere Lactobacillus. L'avanzamento delle tecniche di analisi genomica ha successivamente permesso una classificazione molto più precisa.
Nel 2020 una vasta revisione tassonomica pubblicata sull'International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology ha riorganizzato il precedente genere Lactobacillus, introducendo numerosi nuovi generi. Da questa revisione deriva anche il nome Lacticaseibacillus. Per questo motivo, nelle pubblicazioni scientifiche più datate si legge soprattutto Lactobacillus paracasei, mentre nella nomenclatura moderna viene utilizzato Lacticaseibacillus paracasei.
La denominazione commerciale e storica L. casei DG continua comunque a comparire accanto alla classificazione microbiologica più aggiornata. È quindi normale trovare formule apparentemente differenti come L. casei DG, Lactobacillus paracasei DG e Lacticaseibacillus paracasei DG consultando confezioni, articoli scientifici e materiali pubblicati in periodi diversi.
Perché il ceppo DG è più importante del semplice nome della specie?
Il concetto di specificità del ceppo è centrale nella ricerca sui probiotici. Due batteri appartenenti alla medesima specie possono avere caratteristiche metaboliche, capacità di resistenza e interazioni con il microbiota differenti. Di conseguenza, uno studio condotto su Lacticaseibacillus paracasei DG non dimostra automaticamente che ogni formulazione contenente genericamente L. paracasei produca lo stesso risultato.
La documentazione di un probiotico deve essere letta quindi su più livelli:
- genere, che rappresenta un primo livello della classificazione microbiologica;
- specie, che restringe ulteriormente l'identità del microrganismo;
- ceppo, che identifica in maniera molto più precisa il microrganismo studiato;
- quantità di cellule vitali presenti nella dose utilizzata;
- formulazione, che può influire sulla conservazione e sul passaggio gastrointestinale;
- popolazione studiata, fondamentale per interpretare correttamente i risultati clinici.
Un esempio concreto è rappresentato da Enterolactis Plus 30 capsule con Lacticaseibacillus paracasei DG , la cui formulazione attuale riporta non meno di 24 miliardi di cellule vive per capsula. Il dato quantitativo acquista significato proprio perché associato all'identificazione del ceppo.
Lacticaseibacillus paracasei DG e microbiota intestinale
Il microbiota intestinale è un ecosistema estremamente complesso formato da batteri, archei, virus, funghi e altri microrganismi che interagiscono costantemente con l'ambiente intestinale. L'obiettivo dell'assunzione di un probiotico non dovrebbe essere descritto semplicisticamente come un generico aumento dei cosiddetti "batteri buoni": il rapporto tra probiotico e microbiota coinvolge fenomeni molto più articolati.
Gli studi condotti sul ceppo DG hanno analizzato, tra gli altri aspetti, la sua sopravvivenza durante il transito gastrointestinale, la composizione del microbiota, la produzione di metaboliti batterici e alcuni marcatori immunitari. Questi risultati sono interessanti perché permettono di studiare gli effetti biologici del ceppo oltre la semplice presenza del microrganismo in un integratore.
È altrettanto importante distinguere tra modulare temporaneamente l'ecosistema intestinale e stabilirsi in maniera permanente nell'intestino. La maggior parte dei probiotici non deve essere interpretata come una popolazione destinata necessariamente a colonizzare per sempre il tratto gastrointestinale. L'effetto può manifestarsi durante il transito e durante il periodo di assunzione, attraverso interazioni con microbiota e mucosa.
Il concetto generale di equilibrio della flora è approfondito anche nell'articolo dedicato a come riequilibrare la flora intestinale e sostenere il microbiota , che permette di collocare l'integrazione probiotica nel contesto più ampio di alimentazione, abitudini e benessere intestinale.
Il ceppo DG sopravvive al passaggio gastrointestinale?
Per esercitare un'attività nell'ambiente intestinale, un probiotico deve mantenere una sufficiente vitalità durante il passaggio attraverso condizioni molto differenti tra loro. Lo stomaco presenta un ambiente acido, mentre duodeno, digiuno, ileo e colon espongono il microrganismo a bile, enzimi digestivi, nutrienti e a una comunità microbica estremamente competitiva.
Studi sperimentali e modelli gastrointestinali hanno analizzato proprio la capacità di Lacticaseibacillus paracasei DG di rimanere vitale e metabolicamente attivo. Un lavoro pubblicato nel 2025, realizzato mediante un sistema che simula differenti fasi dell'apparato gastrointestinale umano, ha osservato una buona capacità del ceppo di mantenere vitalità durante il processo simulato e di interagire successivamente con la comunità microbica del colon.
Si tratta di un risultato interessante, ma la corretta interpretazione è fondamentale: uno studio in vitro non equivale a una dimostrazione clinica di beneficio. I modelli sperimentali servono soprattutto a comprendere i possibili meccanismi biologici, che devono successivamente essere messi in relazione con studi condotti nell'uomo.
Lacticaseibacillus paracasei DG, acetato e butirrato
Una parte della ricerca sul microbiota riguarda gli acidi grassi a corta catena, conosciuti come SCFA. Tra i più studiati rientrano acetato, propionato e butirrato, metaboliti prodotti principalmente dalla fermentazione batterica di determinati substrati alimentari e strettamente collegati all'ecosistema del colon.
In uno studio pilota randomizzato condotto su persone con sindrome dell'intestino irritabile, l'assunzione di Lactobacillus paracasei CNCM I-1572 è stata associata a modificazioni della composizione del microbiota e a un aumento delle concentrazioni fecali di acetato e butirrato. È stata inoltre osservata una riduzione del genere batterico Ruminococcus e una diminuzione dell'interleuchina-15, un mediatore coinvolto nei meccanismi immunitari.
Questa distinzione rende l'interpretazione scientifica molto più solida: modificare alcuni parametri biologici non significa automaticamente eliminare dolore addominale, gonfiore, diarrea o altri sintomi. Gli studi successivi hanno cercato proprio di comprendere perché alcuni soggetti possano rispondere a un determinato probiotico meglio di altri.
Lacticaseibacillus paracasei DG e colon irritabile: cosa mostrano realmente gli studi?
La sindrome dell'intestino irritabile, o IBS, costituisce uno degli ambiti nei quali Lacticaseibacillus paracasei DG è stato maggiormente studiato. L'IBS, tuttavia, non rappresenta una singola alterazione biologica facilmente riconducibile a una sola causa. Dolore, ipersensibilità viscerale, motilità intestinale, alimentazione, asse intestino-cervello, microbiota e fattori psicologici possono contribuire in misura differente.
Nel trial pilota PROBE-IBS/1, che ha coinvolto 40 persone con IBS, il trattamento con il ceppo DG non ha determinato un miglioramento statisticamente significativo degli endpoint clinici principali rispetto al placebo. Sono state però evidenziate modificazioni del microbiota, dei metaboliti fecali e di alcuni parametri immunitari.
Una successiva ricerca su soggetti con IBS senza stitichezza ha approfondito un concetto particolarmente interessante: la risposta al probiotico potrebbe dipendere anche dalla composizione iniziale del microbiota. Nell'analisi pubblicata nel 2024, circa un quarto dei partecipanti appartenenti al gruppo trattato è stato classificato come responder secondo l'endpoint utilizzato nello studio.
Nei responder era presente, prima dell'intervento, una particolare configurazione microbica, con differenze che comprendevano anche una maggiore presenza di Collinsella aerofaciens. Durante l'assunzione del probiotico alcune delle popolazioni batteriche associate a questa configurazione sono diminuite. Si tratta di risultati che alimentano un filone di ricerca sempre più rilevante: la risposta ai probiotici potrebbe essere individuale e collegata alle caratteristiche del microbiota di partenza.
Questo non permette comunque di affermare che Lacticaseibacillus paracasei DG sia una cura universale per il colon irritabile. Una spiegazione più completa delle relazioni tra microbiota, probiotici e sintomi è disponibile nell'approfondimento dedicato ai probiotici per gonfiore e colon irritabile e al ruolo del microbiota .
Perché gli studi sui probiotici nel colon irritabile possono dare risultati differenti?
I risultati apparentemente contrastanti della ricerca sui probiotici diventano più comprensibili considerando l'elevata variabilità presente sia nei prodotti sia nella sindrome dell'intestino irritabile. Utilizzare la parola "probiotico" come se identificasse un'unica sostanza è infatti scientificamente impreciso.
- Ceppi differenti possono possedere proprietà biologiche differenti.
- Dosaggi differenti possono modificare l'esposizione al microrganismo.
- Durata dell'assunzione e modalità del trattamento variano tra gli studi.
- IBS-D, IBS-C e IBS-M presentano caratteristiche cliniche differenti.
- Microbiota di partenza può non essere uguale nei diversi soggetti.
- Endpoint clinici utilizzati negli studi possono misurare aspetti differenti.
Per questo motivo la letteratura più recente tende sempre più a considerare la possibilità di un approccio maggiormente personalizzato. Prima di parlare di "probiotico efficace per l'IBS" è necessario stabilire quale ceppo, in quale formulazione, in quale dose e in quale popolazione.
Per un inquadramento generale della sindrome, distinto dall'approfondimento sul ceppo DG, è disponibile la guida su colon irritabile, sintomi, dolore addominale e alimentazione .
Lacticaseibacillus paracasei DG e sistema immunitario intestinale
L'interazione tra microbiota e sistema immunitario è uno degli aspetti più complessi della fisiologia intestinale. Una quota molto importante delle strutture immunitarie dell'organismo è infatti in continuo contatto con antigeni alimentari, microrganismi commensali e componenti della parete batterica.
Gli studi sul ceppo DG hanno valutato anche alcuni mediatori dell'infiammazione e della risposta immunitaria mucosale. Il trial pilota condotto nell'IBS ha evidenziato una riduzione dell'interleuchina-15, mentre altri studi condotti in popolazioni cliniche altamente specifiche hanno analizzato ulteriori citochine e segnali immunitari.
Un trial randomizzato pubblicato nel 2024 ha studiato L. casei DG in persone sottoposte a proctocolectomia restaurativa con chiusura dell'ileostomia. Dopo otto settimane, nel gruppo trattato è stata osservata una riduzione di diversi mediatori infiammatori nella mucosa della pouch rispetto ai valori iniziali. Il risultato offre informazioni interessanti sull'interazione tra ceppo, microbiota e immunità mucosale, ma riguarda una popolazione clinica estremamente specifica e non può essere trasferito automaticamente alla popolazione generale.
Il ceppo DG è stato studiato anche nella malattia diverticolare?
Un altro filone di ricerca riguarda la malattia diverticolare del colon, condizione nella quale microbiota, infiammazione di basso grado e alterazioni dell'ambiente intestinale sono oggetto di numerosi studi. Una revisione scientifica pubblicata nel 2022 ha analizzato specificamente i dati disponibili su Lactobacillus paracasei CNCM I-1572 nella malattia diverticolare.
Più recentemente sono stati pubblicati dati derivanti da analisi cliniche che suggeriscono un possibile ruolo del ceppo in sottogruppi di persone con malattia diverticolare sintomatica. Questi risultati devono tuttavia essere interpretati nel corretto contesto: non costituiscono un'indicazione all'autotrattamento della diverticolite, patologia che può richiedere una valutazione medica specifica.
Il valore di questi lavori consiste soprattutto nell'ampliare la conoscenza dei possibili rapporti tra L. paracasei DG, microbiota, barriera intestinale e segnali infiammatori, mantenendo separati i risultati sperimentali dalle indicazioni cliniche consolidate.
Lacticaseibacillus paracasei DG e antibiotici
L'impiego dei fermenti lattici durante o dopo una terapia antibiotica è uno dei motivi più frequenti che portano all'utilizzo dei probiotici. Gli antibiotici possono modificare non soltanto il batterio responsabile dell'infezione, ma anche una parte delle popolazioni microbiche normalmente presenti nell'intestino.
Le formulazioni Enterolactis contenenti il ceppo DG prevedono indicazioni precise sulla distanza dalla terapia antibiotica. Nel caso di Enterolactis Plus viene indicato di mantenere almeno tre ore di distanza tra antibiotico e probiotico. Non significa modificare gli orari della terapia prescritta: è l'integratore a dover essere organizzato in funzione del farmaco.
La formulazione liquida rappresenta un esempio dello stesso ceppo disponibile in una modalità di assunzione differente: Enterolactis Bevibile con L. casei DG in flaconcini . Formato e concentrazione possono variare, mentre rimane centrale l'identificazione del microrganismo utilizzato.
8 miliardi o 24 miliardi: cosa cambia?
La quantità di cellule vive dichiarata sulla confezione non definisce da sola la qualità di un probiotico. Nella linea contenente L. casei DG esistono, ad esempio, formulazioni con differenti concentrazioni. Enterolactis Plus apporta almeno 24 miliardi di cellule vive per capsula, mentre altre formulazioni della stessa linea utilizzano quantitativi differenti.
È disponibile, ad esempio, Enterolactis 8 miliardi in 20 capsule , che consente di osservare concretamente la differenza tra prodotti che condividono il ceppo ma utilizzano concentrazioni e modalità di impiego differenti.
Esiste inoltre la formulazione Enterolactis orosolubile da 8 miliardi di cellule vive , pensata per un'assunzione direttamente sulla lingua o sciolta in acqua. Ciò dimostra perché ceppo, dose e formulazione debbano essere considerati separatamente quando si confrontano i probiotici.
Il numero di miliardi è sinonimo di maggiore efficacia?
L'idea secondo cui un probiotico contenente un numero maggiore di miliardi sia automaticamente superiore a uno meno concentrato è eccessivamente semplicistica. La quantità di cellule vive è un parametro rilevante, ma l'efficacia osservata in uno studio è legata alla specifica combinazione tra ceppo, dose, formulazione, durata e popolazione studiata.
Una dose maggiore non può essere arbitrariamente considerata migliore se non esistono dati che giustifichino quella conclusione. Analogamente, non è corretto estrapolare la dose utilizzata in uno studio clinico per modificare autonomamente la modalità d'uso di un integratore commerciale. Le indicazioni riportate sulla formulazione utilizzata restano il riferimento pratico.
Lacticaseibacillus paracasei DG e gonfiore addominale
Il gonfiore è uno dei sintomi più frequentemente associati alla ricerca di fermenti lattici, ma meteorismo e distensione addominale non hanno una sola causa. Fermentazione alimentare, stitichezza, alterazioni della motilità, aerofagia, sensibilità viscerale, alimentazione e cambiamenti del microbiota possono concorrere allo stesso disturbo.
Il ceppo DG è stato studiato nell'ambito dell'IBS e dell'ecosistema microbico intestinale, ma questi dati non autorizzano a considerarlo un trattamento universale contro il gonfiore. Quando il meteorismo è collegato a un'alterazione della flora, il riequilibrio del microbiota può rappresentare una parte dell'approccio; in altri casi il problema può avere un'origine diversa.
Lacticaseibacillus paracasei DG è uguale agli altri L. paracasei?
No. Lacticaseibacillus paracasei identifica una specie, mentre DG identifica uno specifico ceppo. Questo significa che un prodotto contenente L. paracasei con un codice differente non dovrebbe essere automaticamente considerato equivalente.
Lo stesso principio vale per la ricerca scientifica: uno studio effettuato con il ceppo DG documenta ciò che è stato osservato con quel ceppo, alla dose e nelle condizioni previste dal protocollo sperimentale. Non permette di trasferire automaticamente il risultato a qualsiasi integratore contenente batteri appartenenti alla stessa specie.
Quali sono le caratteristiche più interessanti emerse dalla ricerca?
Considerando nel complesso la letteratura disponibile, Lacticaseibacillus paracasei DG risulta interessante soprattutto perché è un ceppo identificato e studiato in maniera specifica. Gli ambiti principali analizzati dalla ricerca possono essere riassunti nei seguenti punti:
- vitalità durante il transito gastrointestinale: studi sperimentali hanno valutato la capacità del ceppo di mantenere vitalità in condizioni che simulano il tratto gastrointestinale;
- interazione con il microbiota: sono state osservate variazioni di alcune popolazioni microbiche durante l'assunzione;
- metaboliti intestinali: alcuni studi hanno rilevato cambiamenti nelle concentrazioni di acidi grassi a corta catena;
- parametri immunitari: la ricerca ha valutato differenti citochine e segnali collegati alla risposta della mucosa;
- IBS: sono stati analizzati sia gli effetti generali sia la possibilità che esistano sottogruppi maggiormente responsivi;
- malattia diverticolare e altre condizioni gastrointestinali: rappresentano ulteriori aree di ricerca, senza che i risultati possano essere interpretati come indicazioni terapeutiche universali.
Cosa non dimostrano gli studi su L. paracasei DG
Una lettura scientificamente corretta richiede anche di evidenziare ciò che i dati non permettono di concludere. L'esistenza di studi sul microbiota non equivale a dimostrare che il ceppo possa curare qualsiasi disturbo intestinale, né che sia efficace allo stesso modo in tutte le persone.
- Non dimostrano che ogni forma di gonfiore dipenda dalla disbiosi.
- Non dimostrano che tutti i soggetti con IBS rispondano allo stesso modo.
- Non permettono di attribuire i risultati del ceppo DG ad altri L. paracasei.
- Non trasformano un integratore alimentare in un farmaco per il colon irritabile.
- Non consentono di modificare autonomamente dosaggio e durata rispetto alle indicazioni della formulazione.
- Non sostituiscono la valutazione medica quando i sintomi intestinali sono persistenti o importanti.
Questa distinzione assume particolare importanza proprio nel campo del microbiota, dove la ricerca è molto attiva e nuovi risultati vengono pubblicati continuamente. L'interesse scientifico verso un ceppo deve essere mantenuto separato dalle conclusioni cliniche che possono essere effettivamente sostenute dai dati disponibili.
L. paracasei DG nei prodotti Enterolactis
Il ceppo DG è presente in diverse formulazioni della linea Enterolactis. Cambiano quantità di cellule vive, formato e modalità di utilizzo, mentre rimane l'identificazione del microrganismo come elemento caratterizzante. In Enterolactis Plus 30 capsule la formulazione attuale contiene almeno 24 miliardi di L. casei DG per capsula.
Le informazioni del prodotto indicano per adulti e bambini sopra i sei anni una capsula al giorno con acqua, preferibilmente a stomaco vuoto. In presenza di una terapia antibiotica viene indicata una distanza di almeno tre ore. Il prodotto deve essere conservato in luogo fresco e asciutto a una temperatura non superiore a 25 °C.
Queste indicazioni riguardano la formulazione commerciale specifica e non devono essere confuse con le dosi sperimentali utilizzate nei trial clinici. Per una panoramica complessiva delle formulazioni dedicate all'intestino è disponibile anche la sezione prodotti e soluzioni per la salute intestinale presente su Openfarma.
Sicurezza e tollerabilità dei probiotici contenenti L. paracasei DG
Nelle persone sane, i probiotici comunemente utilizzati presentano generalmente un buon profilo di tollerabilità. Ciò non significa tuttavia che la presenza di microrganismi vivi debba essere considerata irrilevante in ogni situazione clinica.
Particolare prudenza è opportuna in presenza di grave immunodepressione, condizioni cliniche critiche, importanti patologie concomitanti o situazioni mediche complesse. In questi casi l'assunzione di un probiotico dovrebbe essere valutata dal professionista sanitario che conosce il quadro clinico.
Anche sintomi come sangue nelle feci, febbre, perdita di peso non intenzionale, dolore importante, diarrea persistente, vomito ripetuto o una marcata variazione recente delle abitudini intestinali non devono essere affrontati esclusivamente attraverso l'autogestione con integratori.
Domande frequenti su Lacticaseibacillus paracasei DG
Lacticaseibacillus paracasei DG e Lactobacillus casei DG sono la stessa cosa?
L. casei DG è la denominazione storica e commerciale con cui il ceppo è ampiamente conosciuto. La classificazione attuale utilizzata nelle formulazioni Enterolactis indica Lacticaseibacillus paracasei DG I1572, DSM 34154. Nella letteratura scientifica precedente alla revisione tassonomica è frequente trovare Lactobacillus paracasei e la sigla CNCM I-1572.
A cosa serve Lacticaseibacillus paracasei DG?
Il ceppo viene utilizzato in integratori probiotici destinati a favorire l'equilibrio della flora batterica intestinale. La ricerca ha studiato anche la sua interazione con il microbiota, i metaboliti intestinali e alcuni parametri immunitari.
L. paracasei DG è efficace contro il colon irritabile?
È stato studiato in persone con IBS, ma i risultati non permettono di definirlo una cura universale. Un trial pilota ha evidenziato modificazioni del microbiota senza un miglioramento significativo degli endpoint clinici principali. Studi successivi suggeriscono che alcuni sottogruppi caratterizzati da una particolare composizione del microbiota potrebbero rispondere diversamente.
L. paracasei DG può aiutare contro il gonfiore?
Può essere utilizzato nell'ambito del riequilibrio della flora intestinale, ma il gonfiore può avere numerose cause. Non è quindi corretto considerare un singolo probiotico come soluzione automatica per qualsiasi forma di meteorismo.
L. paracasei DG si può assumere con gli antibiotici?
Le formulazioni Enterolactis indicano che, in caso di contemporanea terapia antibiotica, il probiotico deve essere assunto a distanza di almeno tre ore dall'antibiotico. Devono comunque essere rispettate le indicazioni della specifica formulazione.
24 miliardi sono meglio di 8 miliardi?
Non necessariamente. La quantità di cellule vive è soltanto uno dei parametri di valutazione. Ceppo, dose, formulazione, durata e indicazione d'uso devono essere considerati insieme. Un numero maggiore di cellule non rappresenta automaticamente una maggiore efficacia clinica.
Lacticaseibacillus paracasei DG è uguale a qualsiasi Lactobacillus paracasei?
No. DG identifica un ceppo specifico. Le proprietà documentate negli studi relativi al ceppo DG non possono essere automaticamente attribuite a tutti i batteri appartenenti alla specie Lacticaseibacillus paracasei.
Lacticaseibacillus paracasei DG: cosa emerge complessivamente dalle evidenze
Lacticaseibacillus paracasei DG rappresenta un esempio particolarmente chiaro dell'importanza della specificità del ceppo nella ricerca sui probiotici. La sua identificazione microbiologica consente di collegare la formulazione utilizzata agli studi che hanno realmente valutato quel microrganismo, evitando generalizzazioni basate soltanto sulla specie o sul termine generico "fermenti lattici".
Le ricerche disponibili documentano un'interazione con il microbiota intestinale, modificazioni di alcuni metaboliti e segnali immunitari e risultati interessanti in differenti ambiti gastroenterologici. Allo stesso tempo, gli studi sull'IBS mostrano chiaramente quanto sia importante non confondere un effetto biologico con una garanzia di miglioramento clinico per tutti.
La direzione più interessante della ricerca riguarda probabilmente la possibilità di individuare caratteristiche del microbiota capaci di distinguere i soggetti maggiormente responsivi da quelli che ottengono benefici limitati. È un approccio che sposta l'attenzione dalla domanda generica "quale probiotico è migliore?" verso una questione scientificamente più precisa: quale ceppo, in quale persona, per quale obiettivo e sulla base di quali evidenze?
Riferimenti scientifici essenziali
- Zheng J. et al. A taxonomic note on the genus Lactobacillus: Description of 23 novel genera. International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology, 2020.
- Cremon C. et al. Effect of Lactobacillus paracasei CNCM I-1572 on symptoms, gut microbiota, short chain fatty acids, and immune activation in patients with irritable bowel syndrome: a pilot randomized clinical trial. United European Gastroenterology Journal, 2018.
- Gargari G. et al. Collinsella aerofaciens as a predictive marker of response to probiotic treatment in non-constipated irritable bowel syndrome. Gut Microbes, 2024.
- Bretto E. et al. Lactobacillus paracasei CNCM I-1572: A Promising Candidate for Management of Colonic Diverticular Disease. Journal of Clinical Medicine, 2022.
- Angriman I. et al. Oral administration of Lactobacillus casei DG after ileostomy closure in restorative proctocolectomy: a randomized placebo-controlled trial. Gut Microbes, 2024.
- Studio SHIME su Lacticaseibacillus paracasei DG: valutazione sperimentale della sopravvivenza, attività metabolica e interazione con la comunità microbica intestinale, 2025.
Nota scientifica: le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non costituiscono diagnosi, prescrizione o indicazione terapeutica. Lacticaseibacillus paracasei DG è utilizzato in integratori alimentari e non deve essere considerato un sostituto di terapie mediche o di una dieta varia ed equilibrata. Le evidenze relative a una specifica patologia devono essere interpretate considerando disegno dello studio, popolazione esaminata, dosaggio e formulazione utilizzata.








-298x238.jpg)



